lunedì 30 maggio 2011

WinPcap

Libreria open source per l’analisi del traffico di rete sviluppata dal Politecnico di Torino e affermatasi, per le sue prestazioni e la sua versatilità, come standard de facto nel settore degli strumenti di analisi di rete per ambienti Windows.

In pratica questa libreria aggiunge funzionalità di cattura e di analisi di rete ai sistemi operativi Windows, aprendo la strada all’uso dei sistemi operativi Microsoft in un campo che in precedenza era appannaggio esclusivo del mondo Unix.

I meriti di WinPcap: ha permesso l’accesso di basso livello alla rete su sistemi Windows. Inoltre, la compatibilità a livello di API di WinPcap con altri sistemi come Linux o BSD, ha permesso l’utilizzo in ambiente Windows di numerosi tool di ambiente Unix, favorendo in tal modo lo sviluppo di applicazioni multipiattaforma

Ridimensionare gratis immagini e foto con Photoscaler senza bisogno di installare nulla

Per ridimensionare le immagini non serve saper utilizzare Photoshop o s complessi programmi a pagamento. PhotoScaler è un software freeware che consente di ridimensionare le immagini senza fare troppa fatica. Per selezionare le foto da ridimensionare basta trascinare sulla finestra del programma con un semplice drag and drop. Le immagini possono essere ridimensionate specificando le dimensioni in percentuale o, in alternativa, specificando i pixel esatti. Il programma consente anche di scegliere l'algoritmo utilizzato nel ridimensionamento e il filtro del colore da applicare eventualmente alle foto. PhotoScaler è un software standalone e quindi è possibile portarlo sempre con sé

PhotoScaler è scaricabile al seguente indirizzo:
http://xylemstudios.com/products/photoscaler.php


venerdì 27 maggio 2011

Come scaricare e salvare filmati in streaming

Il termine streaming identifica un flusso di dati audio/video trasmessi da una sorgente a una o più destinazioni tramite una rete telematica. Questi dati vengono riprodotti man mano che arrivano a destinazione. (wikipedia)

In soldoni, esistono 2 tipi di streaming: Streaming on demand e Streaming live.Lo “streming live” fa riferimento alla trasmissione in diretta di contenuti multimediali; lo “streaming on demand” offre la possibilità di richiedere la fruizione dei contenuti multimediali, disponibili, compressi, su un server web.

Esistono diversi protocolli per lo streaming; i più diffusi sono l’RTSP e l’MMS.
La maggior parte dei video online utilizzano il protocollo RTSP, conosciuto e che non presenta particolari problemi. Ma alcuni servizi, come rai click, utilizzano il protocollo MMS non supportato dalla maggior parte dei programmi che catturano stream.

Il principio generale è semplice: Qualsiasi cosa tu veda nello schermo, puoi prenderla! (tradotto: se il computer sta mostrando un filmato significa che il filmato è già sul computer, basta trovarlo)

Cosa ci serve per scaricare un contenuto in streaming?
1. L’url del contenuto (filmato o audio)
2. Il software

1. Il metodo più semplice per trovare l’url del filmato è installare l’add-on di Firefox: Download Embedded .
2. Ottenuto l’url del file abbiamo bisogno del software. Inutile farvi la lista dei software disponibili; invece ve ne presento solo due, ma con la garanzia di riuscire a scaricare tutto.

Il primo, più conosciuto, è Net Transport (http://www.net-xfer.com/default.htm) . Disponibile in versione di prova per 30 giorni, permette il download dei contenuti principalmente con protocollo RTSP. Il funzionamento è semplice: basta cliccare su “Nuovo”, inserire l’url del contenuto preso in precedenza, la cartella di destinazione e premere “Ok”.
Sebbene Net Transport faccia bene il suo dovere, mi sono imbattuto in alcuni filmati che usavano il protocollo MMS non catturabili con la maggior parte dei software.

Ma, continuando nella ricerca, ho scoperto un programmino eccezionale: WebVideoCap (http://www.nirsoft.net/utils/web_video_capture.html) .
Questo software, gratis, permette di scaricare contenuti RTSP/MMS direttamente mentre li visualizziamo!
Ci basterà premere su “Start Capture” e andare su qualsiasi pagina visualizzi contenuti straming; webvideocap automaticamente li scaricherà a pacchetti proprio mentre li stiamo visualizzando.

Fonte:
http://web.splesh.net/software/catturare-tutti-contenuti-in-streaming/

Nag Screen

Con il termine Nag Screen (chiamato anche begware, annoyware o nagware) si intende la finestra di un'applicazione per PC che si apre durante l'esecuzione dell'applicazione stessa, od al suo avvio.

All'interno sono presenti crediti dell'autore relativi al software oppure nel caso delle applicazioni shareware, ricorda all'utente la necessità di comprare il prodotto definitivo. Questi messaggi possono apparire in forma di finestre che oscurano parte dello schermo, e possono essere chiuse, permettendo all'utente di utilizzare l'applicazione, soltanto dopo alcuni secondi.

Nell'immagine sotto, il famosissimo nag screen targato Microsoft con cui casa Redmond segnala periodicamente all’utilizzatore del software che “Questa copia di Microsoft windows non è autentica“. In pratica Microsoft controlla periodicamente online la correttezza e validità del numero di licenza inserito al momento della installazione e mostra questa risposta all’utente. Quando ci si logga in un sistema che possiede una copia del software illegittima viene mostrata una scherma di errore. A questo punto l’utente può provvedere ad acquistare una copia legittima del software o vedersi propinare di volta in volta un messaggio di errore dietro l’altro nella barra delle applicazioni con un cordiale avviso che annuncia che “potremmo essere vittime della contraffazione del software”.

giovedì 26 maggio 2011

Applicare una password a un documento PDF

Per farlo si può utilizzare un programma gratuito ed Open Source. Il programma in questione si chiama PDFCreator, e permette di creare un file PDF partendo da un qualunque documento utilizzando una stampante virtuale.

Una volta creato il file pdf cliccare sul pulsante Opzioni presente nell’ultima schermata che ci propone PDFCreator prima di salvare il pdf.






















A questo punto nella scheda laterale Formato cliccate sul link PDF,
















e scegliete poi la scheda Sicurezza






















Per proteggere il documento PDF che state salvando dovete abilitare tutte le opzioni che vedete indicate nell’immagine qui sotto, e cliccare poi sul pulsante Salva. Come vedete oltre alla password potete attivare altre restrizioni, ad esempio è possibile impedire la stampa e la modifica del file PDF, impedire la copia di testo ed immagini e la modifica dei commenti.






























Dopo aver cliccato sul pulsante Salva tornerete nella schermata precedente di PdfCreator, dove dovrete utilizzare nuovamente il pulsante Salva per creare il documento in questione.




















Prima che il documento PDF venga salvato vi verrà chiesto di inserire le password necessarie per leggere o modificare il documento pdf. Cliccando sul pulsante OK il PDF verrà creato. Alla sua apertura il documento non sarà leggibile se non viene inserita la password da voi scelta









martedì 24 maggio 2011

Stampanti e fotocopiatrici ci spiano

Da tempo ormai le stampanti non sono più un semplice congegno elettromeccanico privo di capacità elaborativa autonoma e quindi totalmente asservito ai comandi del PC. Il progresso tecnologico le ha trasformate in dispositivi multifunzionali “intelligenti” in grado addirittura di rifiutarsi di acquisire un’immagine che non gli piace. Le stampanti di oggi infatti sono dotate di potenti microprocessori e di firmware sempre più complessi e sofisticati, nei quali i produttori inseriscono funzioni di utilità sempre più “avanzate”. Si tratta di solito di specifiche funzionalità di “sicurezza”, che però possono trasformarsi in meccanismi di controllo del comportamento degli utenti o addirittura di prevenzione contro attività “indesiderate”




Si pensi ad esempio al software per la gestione documentale uniFLOW Output Manager della Canon, progettato per il controllo e la gestione di stampanti multifunzionali di rete e dotato di numerose funzionalità addizionali di utilità e sicurezza. Attraverso una di queste, denominata “Enhanced Security”, la stampante è in grado di catturare automaticamente l'immagine completa di ogni stampa, copia, fax o scansione, poi tramite un processo di scansione OCR, legge i contenuti di ogni documento elaborato per verificare la presenza di determinate parole chiave predeterminate dall’amministratore del sistema nei testi acquisiti, copiati o inviati alla stampa. Se da questo controllo nel testo del documento vengono trovate parole che l'amministratore di sistema ha stabilito essere "sensibili", la stampante impedisce la stampa/copia/scansione del documento e avverte prontamente l’amministratore spedendogli una copia sulla sua mailbox. Se invece il documento supera il controllo, la stampante ne consente l’elaborazione. Attraverso questo sistema l’amministratore può tenere sotto stretto controllo tutti lavori di stampa, scansione, copia e fax eseguiti sulle fotocopiatrici multifunzione collegati nella Intranet locale dell’azienda.


Una soluzione utilissima in ambienti di massima sicurezza dove è indispensabile evitare fughe di notizie ma la cui applicazione in paesi come l’Italia potrebbe configurare per il datore di lavoro una serie di illeciti, dalla violazione della privacy a quella dello Statuto dei Lavoratori, con conseguenze sul piano civile e penale. Fatto è che, trattandosi di un prodotto normalmente in commercio, è utilizzabile anche da una normale piccola azienda, che in tal modo potrebbe controllare i propri dipendenti in maniera assolutamente illegale laddove non ci fossero reali ed oggettive esigenze di sicurezza. In fondo chi mai all’interno dell’azienda controllerà l'effettivo utilizzo di queste funzioni?


Ma per violare la privacy, la riservatezza dei dati o addirittura la sicurezza nazionale di un Paese non ci vuole necessariamente una stampantona megagalattica: basta una fotocopiatrice. Certo, non una fotocopiatrice qualsiasi, ma una di quelle moderne fotocopiatrici multifunzione aziendali, che ormai si trovano in tutti gli uffici, anche quelli più piccoli. Forse non ci avete mai riflettuto, ma queste fotocopiatrici in realtà sono veri e propri computer specializzati, composti da uno scanner, una stampante laser e un hard disk interno. Questo hard disk è fondamentale per il corretto utilizzo delle funzionalità sofisticate della fotocopiatrice: esso infatti serve ad archiviare in modo più o meno permanente le copie effettuate cosicchè l’utente possa ristamparle in seguito senza dover nuovamente scandire l'originale oppure può iniziare una scansione mentre sono ancora in stampa le copie della scansione precedente. L’hard disk serve inoltre ad archiviare le scansioni in cartelle locali suddivise in base all’utente o al tipo di lavoro, e comunque a gestire funzioni di utilità quali accodamenti, invio per e-mail o fax dei documenti, stampe differite, e così via.

Ora dite la verità: quanti di voi, utenti finali, nel fare una fotocopia hanno mai pensato al fatto che una copia digitale del vostro originale viene conservata sull’hard disk della fotocopiatrice? E che sulla permanenza di tale copia nella fotocopiatrice voi non avete alcun controllo?
Da tener presente anche che gli hard disk di queste fotocopiatrici sono comunissimi dischi PATA o SATA, di quelli utilizzati nei pc, formattati con i tipici file system con cui si formattano i dischi dei computer (FAT o Ext2), e le immagini sono memorizzate in formati standard (JPG, PNG, TIFF, PDF) senza alcun utilizzo di crittografia o altro tipo di protezioni contro gli accessi indesiderati ai dati. In pratica, i dati contenuti su questi dischi possono essere letti con estrema facilità da chiunque acceda fisicamente ad essi. Le conseguenze? Pensate all’ipotesi di un'azienda che manda in assistenza una sua copiatrice multifunzione, oppure la vende o la restituisce al proprietario al termine di un contratto di noleggio. In tutti questi casi la macchina porta con sé, fuori dell'azienda e all'insaputa di quest'ultima, le copie di tutti i documenti elaborati in tempi più o meno recenti, mettendole nella completa disponibilità del centro di assistenza o del nuovo proprietario della fotocopiatrice. Il problema non è solo teorico ma reale e riguarda tutti, in ultima analisi la stessa sicurezza nazionale. Esagerazione? Tempo fa una troupe della CBS ha acquistato da un grande centro nazionale di rivendita di copiatrici multifunzione usate tre unità a caso, ed è andata poi a spulciare sui rispettivi hard disk. Dalla ricerca sono spuntati cartelle cliniche di centinaia di pazienti, documenti di polizia riservati, perfino i piani di costruzione di edifici a Ground Zero!!!

Ma anche in piccolo il problema della riservatezza e delle sicurezza dei dati rimane non meno importante: a chi non è mai capitato di aver portato a fotocopiare la propria carta di identità o il proprio codice fiscale in una cartolibreria? Ebbene, sappiate che avete lasciato una copia digitale dei vostri documenti nelle sue macchine!!!!!


A seguito del clamoroso servizio televisivo della CBS, alcuni costruttori, Xerox e Canon in testa, hanno iniziato a mettere in commercio prodotti accessori per la crittografia degli hard disk o la cancellazione programmata delle immagini archiviate. Soluzioni però che oltre a non essere adeguatamente proposte agli utenti finali, sono kit opzionali da acquistare separatamente e pagandoli cari arrabbiati. Quindi soluzioni che lasciano il tempo che trovano

venerdì 20 maggio 2011

Abuso di Internet nella P.A.: ecco cosa stabilisce la Cassazione

Abuso di Internet nella P.A.: il reato di peculato tutela sia il patrimonio che il buon andamento dell'Amministrazione, ma occorre la sussistenza di un danno patrimoniale riconducibile al consumo di energia elettrica e/o di connessione telematica. Ne consegue la necessità di un accertamento in tal senso non potendosi dare per scontate tariffe "flat".



REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE VI PENALE
composta dai signori magistrati:
dott. Gìangiulio Ambrosini - Presidente
dott. Saverio F. Marinino - Consigliere
dott. Giorgio Colla - Consigliere
dott. Vincenzo Rotundo - Consigliere
dott. Lina Matera - Consigliere
riuniti in camera di consiglio
,


ha pronunciato la seguente

SENTENZA


sul ricorso proposto dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale dì Bari nel procedimento nei confronti di Tizio, avverso l'ordinanza del Tribunale della città in data 21 maggio 2007;

udita la relazione fatta dal Consigliere dott. Giorgio Colla;

udito il Procuratore generale nella persona del sostituto dott. Vittorio Martusciello, che ha
concluso per il rigetto del ricorso.

FATTO E DIRITTO

Con l'ordinanza in epigrafe, il Tribunale di Bari, in accoglimento dell'appello proposto da Tizio nei confronti dell'ordinanza del Tribunale dì Trani del 24 aprile 2007, con la quale era stata applicata al medesimo la misura interdittiva della sospensione dall'esercizio del pubblico servizio, revocava l'ordinanza stessa, ritenendo la insussistenza di gravi indizi dì colpevolezza e di esigenze cautelari.

All'indagato - dipendente del Comune di Trani - era stato contestato il reato di peculato perché si serviva del computer dell'ufficio, cui era collegato un masterizzatore DVD, per uso personale usufruendo della rete elettrica e informatica del Comune: navigava in internet su siti non istituzionali, scaricando su archivi personali dati e immagini non inerenti alla pubblica funzione - prevalentemente materiale di carattere pornografico - con danno economico dell'Ente.
Sul computer in questione e sul sopporto esterno, venivano rinvenuti circa 10.000 documenti di cui solo una minima parte di natura lavorativa,

II Tribunale, nel revocare la misura cautelare, osservava che il reato di peculato tutela il patrimonio della P,A. e che lo stesso non poteva essere depauperato a seguito dei collegamenti in questione di un computer "comunque e sempre collegato alla rete elettrica e telefonica indipendentemente dall'uso e dalla navigazione".
Con particolare riferimento al collegamento alla rete elettrica, non si era "indicato il danno patrimoniale"', atteso che "i computers sono sempre collegati alla rete elettrica, né può ritenersi ulteriore consumo di energia elettrica per il fatto che a un computer siano collegate una o più periferiche".

Il Tribunale disconosceva anche la sussistenza di esigenze cautelari perché pur ritenendo un danno patrimoniale per l'ente per la navigazione in internet sino al 2003' (il consulente tecnico aveva accertato che la navigazione in internet si arrestava al giugno 2003) non era ipotizzabile un pericolo di reiterazione "in considerazione della sua illibata personalità e dell'atteggiamento pacatamente esplicativo tenuto in occasione del suo interrogatorio".

Avverso la predetta ordinanza propone ricorso per cassazione il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Bari il quale richiama tutta la giurisprudenza di questa Corte di cassazione che ritiene che con il reato di peculato non sia offeso solo il patrimonio dell'ente pubblico, ma anche il buon andamento degli uffici della pubblica amministrazione il quale può non essere turbato solo da un uso occasionale della cosa pubblica, ma non in caso di condotta reiterata e consolidata nel tempo.
Peraltro, non risultava affatto accertato agli atti del processo se il contratto del Comune con l'ente gestore di internet prevedesse un uso illimitato del servizio con tariffa fissa, circostanza per nulla verificata da parte dei
Giudici di merito, ma solo supposta.
Del tutto inadeguata appariva infine la motivazione sulle esigenze cautelari sopra riportata.

Premesso che l'ordinanza impugnata sembra quasi trascurare la circostanza che la disposizione dell'articolo 314 codice penale oltre a tutelare il patrimonio della pubblica amministrazione mira ad assicurare anche il corretto andamento degli uffici della stessa basato su un rapporto di fiducia e di lealtà col personale dipendente, secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, il Tribunale del riesame dà per scontato un dato che non emerge affatto dagli atti, cioè che il computer fosse perennemente collegato alla rete elettrica e telefonica in modo da comportare costi fissi per !a pubblica amministrazione indipendente dalla navigazione in internet.
Ora, a parte il fatto che tale assunto è errato per ciò che attiene alla energia elettrica, che viene consumata in quanto l'apparecchio sia acceso, ciò che più conta è che da nessun dato si ricava che il tipo di convenzione con il provider prevedesse un accesso costante al web a un costo fisso anziché un accesso di volta in volta consentito solo previo contatto telefonico, non occorrendo spendere parole per dimostrare come in questo secondo caso l'indagato si sarebbe appropriato anche delle energie appartenenti all'ente sotto forma di telefonate di volta in volta eseguite per la navigazione in internet per finalità totalmente estranee alla pubblica funzione (masterizzazione di DVD audio e scaricamento di immagini e di film).

L'ordinanza impugnata da la prima ipotersi come appartenente al notorio ma ciò è del tutto arbitrario, specie in considerazione che tale tipo di convenzione si è diffusa recentemente, mentre i fatti di cui è causa risalgono all'anno 2003, onde la questione avrebbe dovuto formare oggetto di dimostrazione precisa.

L'ordinanza va quindi annullata in punto di gravi indizi di colpevolezza con rinvio al Tribunale di Bari perché spieghi non solo per quali motivi ha ritenuto la insussistenza dei gravi indizi del reato solo in relazione al danno cagionato (assentamene mancante), ma anche da quali dati probatori concreti relativi al caso di specie abbia desunto l'esistenza di un certo tipo di convenzione con l'ente gestore del servizio telefonico.

Ma l'ordinanza impugnata va annullata anche in punto di esigenze cautelari perché la incensuratezza, considerato il tipo e la reiterazione del reato di specie, non ha un significato decisivo; significato men che meno attribuibile all’"atteggiamento esplicativo" avuto dall'indagato in sede di interrogatorio.
Il Tribunale dovrà motivare se sussista un pericolo di reiterazione, tenuto conto del fatto che sono stati trovati sull'apparecchio in questione e sul disco esterno ben 10.000 files, di cui so/o una modestissima parte di natura attinente alle funzioni esercitate.



P.Q.M.



Annulla l'ordinanza impugnata e rinvia al Tribunale di Bari per nuovo esame.

Roma 15 aprile 2008